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Arrivo dei Domenicani

"Nel 1512 i frati domenicani ..."

dipinto santita copia

 

Un fatto singolare: Il conte Stefano Sanvitale ottenne dal governo napoleonico di poter trasferire nel convento, soppresso e confiscato, gli orfanelli, ai quali aveva aperto un asilo in paese. Acquistò anche le suppellettili inventariate del Santuario, così facendo la Chiesa si salvò. Sotto il governo dell’ex-imperatrice Maria Luigia, Duchessa di Parma, il conte Stefano, appoggiato da altri personaggi influenti a corte, riuscì ad impetrare un rescritto per il convento era ceduto alle Domenicane del soppresso monastero di Colorno. Le suore ne presero possesso il 3 di luglio del 1817. Consenziente la Duchessa, anche i Domenicani ritornarono all’officiatura del Santuario. Ma fu breve pace. Il 17 luglio 1866 fu promulgata la legge di soppressione degli Istituti Religiosi. Il 15 di dicembre, gli agenti governativi dichiararono sciolta la comunità dei religiosi ed intimarono ai frati di deporre il loro abito; confiscarono tutti i beni del convento e il 6 maggio 1867 ne presero possesso: il 16 luglio, causa del colera, fu chiuso il Santuario fino al 1873. I frati poterono tornarvi e riconsacrare il Santuario solo il 13 maggio 1877 dal Vescovo di Parma Mons. Domenico Maria Villa. Il secolo nuovo, il XX°, sorge propizio per il Santuario e i suoi religiosi: Papa Pio X, con un Breve del 26 settembre del 1903, innalzò alla dignità di Basilica Minore il Santuario di Fontanellato. Nell’ottobre del 1911 su riprese a pubblicare mensilmente il Bollettino intitolato “la Madonna di Fontanellato”. La pubblicazione aveva lo scopo di propagare il culto della Vergine, ivi onorata.Dopo un furto sacrilego, tra la notte del 15 e 16 agosto del 1923, dei gioielli della Madonna, lo stesso pontefice Pio XI volle donare le nuove e preziosissime corone ed incaricò il suo Legato il card. Eugenio Tosi, arcivescovo di Milano, a compiere il sacro rito dell’Incoronazione. Nel maggio del 1948 ebbe luogo la Peregrinatio Mariae in tutte le parrocchie della Diocesi di Parma. Ovunque, entusiasmo e vivo risveglio di sincera pietà. Nel 1951, per il 25° anniversario della Madonna, si svolsero in Santuario le Sacre Missioni e il 9 settembre il Card. Clemente Micara, vicario del papa Pio XII, celebrò in Santuario la s. Messa pontificale, prendendo parte alla processione che percorse le vie di Fontanellato gremite di devoti.

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Nel 1512 i frati domenicani, chiamati a Fontanellato, castello della provincia di Parma, dalla contessa Veronica Correggi, vedova del Conte Giacomo Antonio Sanvitale, edificarono un modesto conventino su un terreno donato loro dalla pia castellana, accanto ad un antico oratorio intitolato a San Giuseppe. L’infuriare delle guerre, quasi continue in quegli anni tristissimi, li costrinse più di una volta ad abbandonare la propria casa. Verso il 1550, i frati dovettero addirittura acconsentire alla totale demolizione del convento e dell’oratorio per fornire il materiale necessario alla difesa del castello minacciato. Assicurata la pace nel 1552, i domenicani riedificarono chiesa e casa e poterono darsi liberamente all’esercizio del loro ministero apostolico tra la popolazione, predicando loro, particolarmente, la devozione del Rosario, ritornata in onore dopo lunghi anni di decadenza. Ad alimentarne la devozione, nel 1615, fu la scelta di avere una sacra effigie della Madonna, esposta al culto dei fedeli. La preghiera sussurrata pietosamente e con fede popolo, fece scaturire a Fontanellato la vena di grazie e prodigi, alla quale da più di cinque secoli tanti poveri tribolati vanno ad attingere conforto e salute. Nel corso dell’anno 1630, la peste cominciò a fare strage a Fontanellato. Il popolo si votò alla Madonna del Rosario e il flagello cessò. Riconoscenti i Frati Domenicani e la popolazione convennero ad edificare, a testimonianza della loro gratitudine, una nuova chiesa più vasta e decorosa, dove la Vergine taumaturga fosse meglio onorata dalle moltitudini che accorrevano ad implorarne l’aiuto. Nei secoli successivi, si alternarono vicende tristi e liete. Il 14 marzo del 1769, in forza di un decreto ispirato dal ministro Dutillot, i Domenicani furono espulsi dal loro convento di Fontanellato e il Santuario affidato alle cure di altri sacerdoti. Il Duca Ferdinando ve li richiamò nel 1775 e volle  che il loro ritorno riuscisse trionfale, intervenendo personalmente a rimetterli in possesso della loro Chiesa. La morte del Duca (1802) fu motivo di rovina per i religiosi, che vennero soppressi nel 1805.  

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