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LA STORIA

LA STORIA (5)

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Arrivo dei Domenicani

"Nel 1512 i frati domenicani ..."

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Un fatto singolare: Il conte Stefano Sanvitale ottenne dal governo napoleonico di poter trasferire nel convento, soppresso e confiscato, gli orfanelli, ai quali aveva aperto un asilo in paese. Acquistò anche le suppellettili inventariate del Santuario, così facendo la Chiesa si salvò. Sotto il governo dell’ex-imperatrice Maria Luigia, Duchessa di Parma, il conte Stefano, appoggiato da altri personaggi influenti a corte, riuscì ad impetrare un rescritto per il convento era ceduto alle Domenicane del soppresso monastero di Colorno. Le suore ne presero possesso il 3 di luglio del 1817. Consenziente la Duchessa, anche i Domenicani ritornarono all’officiatura del Santuario. Ma fu breve pace. Il 17 luglio 1866 fu promulgata la legge di soppressione degli Istituti Religiosi. Il 15 di dicembre, gli agenti governativi dichiararono sciolta la comunità dei religiosi ed intimarono ai frati di deporre il loro abito; confiscarono tutti i beni del convento e il 6 maggio 1867 ne presero possesso: il 16 luglio, causa del colera, fu chiuso il Santuario fino al 1873. I frati poterono tornarvi e riconsacrare il Santuario solo il 13 maggio 1877 dal Vescovo di Parma Mons. Domenico Maria Villa. Il secolo nuovo, il XX°, sorge propizio per il Santuario e i suoi religiosi: Papa Pio X, con un Breve del 26 settembre del 1903, innalzò alla dignità di Basilica Minore il Santuario di Fontanellato. Nell’ottobre del 1911 su riprese a pubblicare mensilmente il Bollettino intitolato “la Madonna di Fontanellato”. La pubblicazione aveva lo scopo di propagare il culto della Vergine, ivi onorata.Dopo un furto sacrilego, tra la notte del 15 e 16 agosto del 1923, dei gioielli della Madonna, lo stesso pontefice Pio XI volle donare le nuove e preziosissime corone ed incaricò il suo Legato il card. Eugenio Tosi, arcivescovo di Milano, a compiere il sacro rito dell’Incoronazione. Nel maggio del 1948 ebbe luogo la Peregrinatio Mariae in tutte le parrocchie della Diocesi di Parma. Ovunque, entusiasmo e vivo risveglio di sincera pietà. Nel 1951, per il 25° anniversario della Madonna, si svolsero in Santuario le Sacre Missioni e il 9 settembre il Card. Clemente Micara, vicario del papa Pio XII, celebrò in Santuario la s. Messa pontificale, prendendo parte alla processione che percorse le vie di Fontanellato gremite di devoti.

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Nel 1512 i frati domenicani, chiamati a Fontanellato, castello della provincia di Parma, dalla contessa Veronica Correggi, vedova del Conte Giacomo Antonio Sanvitale, edificarono un modesto conventino su un terreno donato loro dalla pia castellana, accanto ad un antico oratorio intitolato a San Giuseppe. L’infuriare delle guerre, quasi continue in quegli anni tristissimi, li costrinse più di una volta ad abbandonare la propria casa. Verso il 1550, i frati dovettero addirittura acconsentire alla totale demolizione del convento e dell’oratorio per fornire il materiale necessario alla difesa del castello minacciato. Assicurata la pace nel 1552, i domenicani riedificarono chiesa e casa e poterono darsi liberamente all’esercizio del loro ministero apostolico tra la popolazione, predicando loro, particolarmente, la devozione del Rosario, ritornata in onore dopo lunghi anni di decadenza. Ad alimentarne la devozione, nel 1615, fu la scelta di avere una sacra effigie della Madonna, esposta al culto dei fedeli. La preghiera sussurrata pietosamente e con fede popolo, fece scaturire a Fontanellato la vena di grazie e prodigi, alla quale da più di cinque secoli tanti poveri tribolati vanno ad attingere conforto e salute. Nel corso dell’anno 1630, la peste cominciò a fare strage a Fontanellato. Il popolo si votò alla Madonna del Rosario e il flagello cessò. Riconoscenti i Frati Domenicani e la popolazione convennero ad edificare, a testimonianza della loro gratitudine, una nuova chiesa più vasta e decorosa, dove la Vergine taumaturga fosse meglio onorata dalle moltitudini che accorrevano ad implorarne l’aiuto. Nei secoli successivi, si alternarono vicende tristi e liete. Il 14 marzo del 1769, in forza di un decreto ispirato dal ministro Dutillot, i Domenicani furono espulsi dal loro convento di Fontanellato e il Santuario affidato alle cure di altri sacerdoti. Il Duca Ferdinando ve li richiamò nel 1775 e volle  che il loro ritorno riuscisse trionfale, intervenendo personalmente a rimetterli in possesso della loro Chiesa. La morte del Duca (1802) fu motivo di rovina per i religiosi, che vennero soppressi nel 1805.  

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La struttura Basilicale attuale, Basilica Beata Vergine del Rosario di Fontanellato.

La struttura

MAPPA

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Legenda
 
stellina 1. Abside, ove è collocato l’oratorio originale e affresco della venerata.
Nella’area retrostante antico Coro ligneo originale.   
 
stellina 2. Altare Maggiore - Teca di cristallo contenente la statua lignea
originale della Beata Vergine di Fontanellato   

 
3. Transetto Nord   
4. Transetto Sud   
5. Navata   
6. Coro con organo originale   
7. Galleria dei confessionali.

 
 
8.Cappelle lato sinistra della navata   
8a. Cappella del miracolo di San Raimondo   
8b. Cappella di San Giacinto
8c. Cappella della Circoncisione   
8d. Cappella del Crocifisso

 
 
9.Cappelle lato destra della navata   
9a. Cappella della santità Domenicana   
9b. Cappella Di San Tommaso
9c. Cappella dell’apparizione di San Domenico a Soriano   
9d. Cappella di San Giuseppe

 
 
10. Sagrestia

 
11. Galleria degli ex voto e P.G.R

 
12. Piazza della Basilica

 
12a. Statua commemorativa P. Giocondo Pio Lorgna
12b. Statua commemorativa Cardinal Andrea Carlo Ferrari
12c. Statua commemorativa Guido Maria Conforti

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9.Cappelle lato destra della navata  

navata destra

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Miracolo ovato XXVIII
Una donna liberata da eccessivi dolori nelle parti interne del sinistro lato. Forse il richiamo è a Orsolina Fracassi di Parma di cui parla il Pallavicino

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Miracolo  ovato XXIX
D’un putto liberato d’attrazione di nervi alla gamba destra. Il Pallavicino parla di Francesco Zurlini nel 1637 risanò mentre usciva dalla cucina di casa per recarsi al Santuario della Vergine a cui era stato affidato.

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stellina Cappella della Santità Domenicana stellina

La cappella svolge un discorso devozionale e di immagini centrato sulla santità di membri della famiglia monastica Domenicana.Dentro ad una grande ancona ( cornice) in legno traforato sormontata da tronetto con lo Spirito Santo e due angeli,  di stile rococò opera di un intagliatore degli inizi del 1700, la pala di pittore anonimo  degli anni ’60 del secolo precedente, raffigura sei santi domenicani sullo sfondo drappeggiato nel quale irrompono nubi con putti alati e si apre uno squarcio di cielo.A partire da sinistra sono raffigurati SAN DOMENICO con il dito che indica la terra a suggerire l’impegno nel mondo; San Vincenzo Ferreri con la fiammella dello Spirito Santo sul capo; San Ludovico Bertrando con un calice in mano da cui esce un serpentello, allusione all’eresia da combattere con la predicazione.Sul lato destro altri tre personaggi  S.Antonino  Pierozzi con la colomba dello Spirito Santo e due sante domenicane: Santa Caterina da Siena con l’abito decorato con fiori, e Santa Agnese da Montepulciano coronata di spine a richiamare la sua esperienza mistica.L’altare è arricchito da un paliotto in scagliola policroma che richiama nella figura del medaglione centrale il tema della pala e raffigura Santa Caterina da Siena con un piccolo mazzo di fiori in mano attorno ad un tripudio di girali floreali: come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista carpigiano che ha datato le sue opere 1701.Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono descritti da Fra Tomaso Pallavicino nel 1646 e sintetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731. 

 

dipinto santita copia

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Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato, Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984
Scheda a cura di M.C.
 

 
 

tondo3

Miracolo ovato ….
D’una liberata in un subito da eccessivi dolori , in questo caso pare trattarsi di una paralizzata 

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Miracolo ovato …..
Nobiluomo salvato da ferita di pugnale 

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 stellina Cappella Di San Tommaso stellina

La cappella è l’esaltazione del grande teologo domenicano San Tommaso D’Aquino ( 1225 – 1274) le cui opere sono ancora oggi oggetto di studio e fondamento della teologia cattolica, dichiarato Dottore della Chiesa. Il Santo è raffigurato nell’atto dello scrivere, seduto su un piccolo basamento sul quale sono sparsi fogli e legature . Lo sguardo è rivolto verso l’alto a destra dove sta la figura di San Paolo con la spada, mentre, simmetricamente in basso, sta San Pietro con le chiavi. Un chiaro riferimento alla ortodossia rappresentata dai due santi fondatori della chiesa cattolica. Sull’abito all’altezza del cuore è raffigurato il volto di Cristo al quale il Santo sempre si rivolgeva nella preghiera per confermare la verità del suo pensiero. Il contesto ambientale nel quale si svolge la scena è una sorta di congiunzione tra cielo e terra. Due putti alati abbracciati appaiono nello squarcio di luce aperto tra le nubi mentre, sulla sinistra un drappo con grandi fiocchi chiude lo sfondo del quadro. G. Godi ritiene la rappresentazione copia da un disegno del Malosso. Come le altre pale è opera anonima del 1665 ca. L’ancona ( cornice) in bianco e oro ha una struttura simile a quella fi fronte, con al centro in alto uno stemma con un albero ; viene attribuita ad un artigiano che ha lavorato anche alla maestosa sagrestia lignea della parrocchiale di Santa Croce in Fontanellato. L’iscrizione sopra l’altare ci informa del donatore e dell’anno di impianto MDCCVI (1706) e della data dei restauri ( 1859) L’altare è arricchito dal paliotto in scagliola policroma che richiama, nella figura del medaglione centrale, il tema della pala e raffigura San Tommaso mentre riceve ispirazione dal Crocifisso che gli parla confermando il suo pensiero teologico,” ben scripsisti de me thome” . Come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista carpigiano che ha datato le sue opere 1701. Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono descritti da Fra Tomaso Pallavicino nel 1696 e si9ntetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731

 

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Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato, Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984
Scheda a cura di M.C.

 

tondo5

Miracolo ovato XXIV
D’uno liberato dallo spasmo e sanato da sei ferite mortali  D’una che percossa da molti con pugnali non restò punto offesa . Vari sono i miracoli riguardanti assalti e ferimenti in una società in cui la violenza era purtroppo frequente  

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Miracolo ovato XXV
D’una sanata di dolor di testa e smarrimento di vista.  D’una Signora la quale haveva perduta la vista d’un occhio e la recupera. Vari sono i miracoli relativi al recupero della vista o a gravi malattie degli occhi e probabilmente in questi  ovati si riassumono vari singoli episodio

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  stellina Cappella dell'apparizione di San Domenico a Soriano  stellina

Qui è la figura di San Domenico a dominare al centro della grande pala in un complesso discorso iconografico con riferimento al miracolo di Soriano Calabro del 1530. La pala è del 1666 e fu donata dalla Contessa Lucrezia Cesi Sanvitale.La notte del 15 settembre 1530 secondo la tradizione, nella chiesa dei Padri Domenicani viene miracolosamente collocata l’immagine di San Domenico. Da qui l’articolata presenza nel quadro di Maria Maddalena a sinistra, Santa Caterina d’Alessandria a destra e, al centro, sopra San Domenico, la Vergine con un drappo che allude all’ambiguità della raffigurazione e della reale presenza. Il Santo è raffigurato con il libro della dottrina e il giglio della purezza della fede mentre un frate in ginocchio a destra è in atteggiamento di adorazione estatica. Sulle nubi stanno angeli- a sinistra- e putti alati a destra , Alla base del piedistallo del Santo lo stemma della Famiglia Domenicana e una spada appoggiata a terra dall’alto valore simbolico. L’ancona ( cornice) è simmetrica a quella della cappella di fronte sul lato sinistro con grandi cariatidi in stile tardo manierista e pare realizzata nel 1706. Dal punto di vista dello stile pare derivare dall’ambiente cremonese dove operavano ottimi intagliatori e decoratori. In alto al centro un riquadro dove si intravede a malapena un paesaggio. L’altare è arricchito dal paliotto in scagliola policroma che riprende nella figura del medaglione centrale il Santo con gigli, croce e libro. Lo schema compositivo è tra i più belli perché ai racemi di foglie e fiori si uniscono cornici simmetriche con uccelli in semplici paesaggi. Come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista carpigiano che ha datato le sue opere 1701. Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono descritti da Fra Tomaso Pallavicino nel 1646 e sintetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731

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 Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato, Parma per Francesco Cervi, 1646 
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984

 

XXII

Miracolo ovato XXII
Preghiera di una Madre dinanzi all’immagine della Vergine per il figlio malato. Molti miracoli sono relativi alla frequente mortalità infantile dell’epoca

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XXIII

Miracolo ovato XXIII
IL Pallavicino narra di miracoli di guarigioni dalla peste soprattutto di bambini, qui è la donna che rivolgendosi a Maria ottiene la guarigione

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  stellina Cappella di San Giuseppe  stellina

La cappella è ora dedicata a San Giuseppe, il Santo eponimo di questo luogo e all’origine stessa del Santuario, infatti la chiesetta originaria a Lui era dedicata ed ancora ora il Convento domenicano ha il titolo di San Giuseppe. Il Santo è raffigurato in una grande statua lignea con in braccio il Bambino . Entrambi i personaggi presentano i segni della tradizione iconografica più nota: San Giuseppe ha nella mano destra i gigli mentre il Bambino benedice con la mano destra e porta il mondo nella sinistra. Entrambi hanno l’aureola, il cerchio per il Santo, i raggi della luce per il Bambino. L’abito bianco di Gesù contrastano con il mantello dorato di San Giuseppe. Non si sono trovate notizie per la datazione precisa del manufatto ma si ritiene del XIX secolo . La statua infatti era precedentemente collocata nel transetto sinistro e qui era la pala della Circoncisione di Gesù. L’ancona ( cornice) è simmetrica a quella della cappella di fronte sul lato sinistro con grandi colonne tortili intrecciate ad un racemo di foglie d’alloro e bacche, culminanti con capitello corinzio. Particolarmente elaborata la parte superiore con stemma con simboli domenicani, incorniciato e timpano accennato sui due lati. L’altare è arricchito dal paliotto in scagliola policroma che nel medaglione centrale raffigura un angelo con il simbolo eucaristico e la scritta IHS "Jesus Hominum Salvator” coerente appunto con la Circoncisione della pala ora nella 3 cappella di sinistra . Lo schema decorativo è lo stesso della cappella di fronte. Come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista carpigiano che ha datato le sue opere 1701. Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono illustrati da Fra Tomaso Pallavicino nel 1646, sintetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731

Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato,
Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984

 
 
San Giuseppe
 tre tavole

 

9.Cappelle lato sinistra della navata  

navata sinistra

 

XXV

Miracolo ovato XXIIII

D’una, che percossa da molti, con pugnali non restò punto offesa . Siamo nel 1637 durante l’invasione dell’esercito spagnolo le cui bande  ben due volte cercarono di violentarla come narra il Pallavicino 

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Miracolo ovato XXV

D’uno servato illeso da percosse gravissime. Qui si tratta di un religioso. Sono vari i miracoli riportati dal Pallavicino di argomento analogo ma il motivo è sempre quello dell’assalto di briganti 

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  stellina Cappella del miracolo di San Raimondo  stellina

La cappella racconta il miracolo del volo sul mare di San Raimondo di Penyafort,  secondo successore di San Domenico  nel XIII secolo.
Il mare è quello tra l’isola di Maiorca e la sponda spagnola di Barcellona. Raimondo di Penyafort veleggia sulle acque usando il suo mantello . La pala racconta dell’episodio miracoloso e mostra il Santo con le chiavi nella mano sinistra e un bastone da pellegrino nella destra  che si allontana dall’isola da dove era stato cacciato. Le chiavi e il bastone stanno ad  indicare la missione dell’Ordine di predicare la verità di Pietro nel mondo.  Nel cielo tempestoso volano due putti con corona di fiori. Sulla sponda lo attendono alcuni personaggi  con un particolare copricapo che ricordano l’apostolato del Santo rivolto ad arabi ed ebrei  in contrasto con il potere costituito.
Anche questa pala fa parte del gruppo commissionato per tutte le 8 cappelle nel 1665/69.
L’ancona ( cornice) è simmetrica a quella della cappella della Santità Domenicana, di fronte, in legno traforato stile rococò di inizi 1700, con il tronetto e la colomba dello Spirito Santo , due angeli in alto e il breve testo appena sopra l’altare Grande Raimundi celebrate nomen
L’altare è arricchito dal  paliotto in scagliola policroma che richiama nella figura del medaglione centrale il tema della pala e raffigura il Santo nell’atteggiamento del volo col manto che fa da vela attorno ad un tripudio di girali floreali . Lo schema decorativo è lo stesso della cappella di fronte. Come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista carpigiano che ha datato le sue opere 1701.
Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono descritti  da Fra Tomaso Pallavicino nel 1646 e sintetizzati e  riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731
 

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Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato,
Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984

 
 

IIII

Miracolo ovato XXVI

D’uno liberato da mal caduco, o comitiale. Era forzato a cader miseramente a terra  e ivi rimanere lo spazio di mezz’ora .Il miracolato è di Guastalla

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Miracolo ovato XXVII

D’uno, che stilettato mortalmente e gettato in un pozzo viene liberato e sanato. L’episodio è narrato dal Pallavicino con dovizia di particolari e riguarda  Andrea figlio di Cernente Gandini della Villa di Roncole Stato di Busseto

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  stellina Cappella di San Giacinto  stellina

La cappella racconta alcuni episodi dell’apostolato di san Giacinto , uno dei primi seguaci di San Domenico,  e apostolo della Polonia agli inizi del 1200  .
E’ ispirato all’episodio evangelico il  miracolo con Giacinto che cammina sulle acque  del fiume Vistola in abiti liturgici, porta in salvo l’ostensorio con l’eucarestia e la statua della Vergine con il Bambino rispettivamente nella mano sinistra e destra. In secondo piano due episodi del suo apostolato missionario nel centro e nord Europa presso popoli considerati bellicosi e violenti; Giacinto è minacciato da un soldato mentre è in atteggiamento estatico;  Giacinto siede sotto un frondoso albero con alcuni oggetti d’uso quotidiano.
Sullo sfondo un paesaggio selvaggio  con rupi e montagne come la terra nella quale Giacinto si inoltrò mentre dure putti escono dalle fronde, uno di essi porta la corona di fiori e la palma del martirio.
L’ancona ( cornice) è simmetrica a quella della cappella di San Tommaso di fronte in bianco e oro culmina con uno stemma affiancato da due grandi aquile;  viene attribuita ad un artigiano che ha lavorato anche alla maestosa sagrestia lignea della parrocchiale di Santa Croce in Fontanellato. Appena sopra l’altare la scritta didascalica “ sic error vincitur fides extollitur” , così l’errore è vinto e la fede è esaltata.
L’altare è arricchito dal  paliotto in scagliola policroma che richiama nella figura del medaglione centrale il tema della pala e raffigura San Giacinto in dialogo con la Vergine che lo invita ad essere  guardingo verso gli infedeli. La scena è di un semplice paesaggio con piccolo villaggio e la Vergine tra le nubi con Giacinto al centro.
Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono descritti  da Fra Tomaso Pallavicino nel 1646 e sintetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731
 
 
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Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato,
Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984

 
 
 

VI

Miracolo ovato VI
Un assalto di briganti con arma da fuoco e la salvezza grazie alla intercessione della Vergine. 

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VII

Miracolo ovato VII
D’una risanata coll’olio della lampada della Santissima Vergine da grave infermità. Sono diversi i miracoli nei quali l’olio della Lampada votiva è richiamato come tramite del miracolo.

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  stellina Cappella della Circoncisione stellina

La cappella racconta l’episodio evangelico della Circoncisione di Gesù  e della presentazione al Tempio . Delle otto cappelle, due sono dedicate alla vita di Gesù , questa della Circoncisione e quella della Crocifissione. La pala è del 1663 La scena è quella classica del rito ebraico che prescriveva la circoncisione di ogni figlio maschio compiuti gli otto giorni dalla nascita. Maria e Giuseppe sono rispettivamente a destra e sinistra del bambino mentre il Sacerdote compie il rito. Porta un copricapo a due punte a sottolineare l’appartenenza alla casta sacerdotale mentre il vecchio Simeone, che sta dietro il Bambino, come di dice il Vangelo, “lo accolse tra le braccia e benedisse Dio” .
La pala, dal punto di vista dell’analisi stilistica, presenta un impianto tardo manierista con richiami classici come nella monumentale colonna sormontata da statua che sta sullo sfondo con una sorta di anfiteatro romano forse a richiamare il mondo pagano. Un bacile è accennato a fianco di una brocca argentea finemente lavorata sulla destra . Curiosa la figura sulla sinistra che sostiene una sorta di lampadario ed è nell’atteggiamento delle  Vergini sagge di memoria del Parmigianino. L’architettura del tempio è solo accennata a partire dalla parte di colonna di destra.
L’ancona ( cornice) è simmetrica a quella della cappella di fronte sul lato destro con grandi cariatidi in stile tardo manierista e realizzata nel 1706. Dal punto di vista dello stile pare derivare dall’ambiente cremonese dove operavano ottimi  intagliatori e decoratori. In cima lo stemma dei Farnese inquartato  con altre famiglie che certamente contribuirono ai costi di queste opere.
L’altare è arricchito dal  paliotto in scagliola policroma che nel medaglione centrale presenta una scena dell’Apocalisse;  una donna – la Vergine – con il Crocifisso in mano mentre schiaccia il drago Lo schema decorativo è lo stesso della cappella di fronte certamente il più riuscito dello scagliolista carpigiano. Come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista carpigiano che ha datato le sue opere 1701. Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono illustrati da Fra Tomaso Pallavicino nel 1646 e sintetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731
 
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Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato, Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984

 
 

VIII

Miracolo ovato VIII
Sono vari i miracoli relativi a mortali incidenti accaduti sul lavoro e nella vita quotidiana Si colloca in questa categoria la Donna salvata dal ramo che le ha trapassato la gola 

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IX

Miracolo ovato IX IL Pallavicino narra d’un uomo liberato dal demonio come appare in questo ovato Domenico Serventi da Petramugolana ( paese dell’Appennino Parmense feudo dei Sanvitale) per lo spatio di anni diecidotto fu dato in potere de Spiriti dell’Inferno . 

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  stellina Cappella del Crocifisso stellina

La cappella è dedicata al Cristo Crocifisso, il secondo racconto dei fatti della vita di Gesù dopo la Circoncisione nel sistema delle otto cappelle della chiesa.
Si ha notizia documentaria che nel 1663 venne fatto scolpire un Crocefisso in legno. Un grande Crocifisso probabilmente pensato come elemento singolo e  non inserito in una raffigurazione. L’atteggiamento è  quello del Cristo sofferente e abbandonato alla volontà del Padre. Il viso segnato dal dolore e aureola di raggi di luce. Rappresentazione barocca  della Crocifissione tocca l’emotività  del fedele  e rafforza questo messaggio con la scritta sottostante “ Toto cruore fuso vulnera nostra lavit” Hai lavato le nostre colte versando tutto il tuo sangue. Quando agli inizi del 1700 furono ordinate le ancone per  7 quadri , il Crocifisso fu inserito nella cornice ed il muro dipinto con un paesaggio collinare approssimativo ma soprattutto, un grande spazio di cielo. L’ancona ( cornice) è simmetrica a quella della cappella di fronte sul lato destro con grandi colonne tortili intrecciate ad un racemo di foglie d’alloro e bacche e culminanti con capitello corinzio.  Particolarmente elaborata la parte superiore con stemma con simboli domenicani, incorniciato e timpano accennato. L’altare è arricchito dal  paliotto in scagliola policroma che nel  medaglione centrale raffigura esattamente il Cristo Crocifisso riprendendo la statua lignea . Lo schema decorativo è lo stesso della cappella di fronte.  Due volute centrali che abbracciano la raffigurazione con figure femminili alate, dalla quale partono altre volute verso i bordi esterni. Come tutti gli altri paliotti delle otto cappelle laterali è opera di Marcus Mazelius, scagliolista  carpigiano che ha datato le sue opere 1701.
Sulle pareti laterali due ovati dei primi miracoli della Madonna di Fontanellato così come furono illustrati da Fra Tomaso Pallavicino nel 1696 e sintetizzati e riportati in figura da Pietro Rubini nel 1731
 
 
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Fonti
Tomaso Pallavicino: Miracoli operati da Dio mediante l’intercessione della gloriosissima Vergine  del Santissimo Rosario nella chiesa di San Giuseppe fuori di Fontanellato, Parma per Francesco Cervi, 1646
P.T.M. Alfonsi: la Madonna di Fontanellato, Ferrara, 1911
Santuario della Madonna del Rosario, Fontanellato, ESD  Edizioni Studio Domenicano, Bologna , 2001
G. Cirillo, G. Godi: Guida artistica del Parmense , vol 1, Artegrafica Silva, 1984

  

7.Galleria dei confessionali (Navata destra)

 

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Miracolo ovato XIIII
 

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Miracolo ovatoXVI

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  stellina Galleria dei confessionali stellina

Le confessioni in Santuario seguono il seguente orario: dalle 9.00 alle 12.00/ 15.30 alle 19.00. Al di fuori di queste indicazioni, è sempre possibile chiedere in sagrestia la possibilità di un padre confessore.

stellina Lunedì P. Marino o.p.

stellina Martedì p. Giuliano o.p.

stellina Mercoledìp. Bernardo o.p.

stellina Giovedì p. Davide o.p. (mattino)

 stellina Giovedì p. Giovanni o.p. (pomeriggio)

stellina Venerdì p. Fiorenzo o.p.

stellina Sabato p. Fausto o.p.

stellina Domenica_ Tutti quelli disponibili.LLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLL

 

5.Navata centrale particolare Cielo della Basilica.

 

Cielo navata centrale Basilica

 

5.Particolare Navata centrale, lo sguardo si porta verso l'altare Maggiore.

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6.Particolare Coro originale della Basilica collocato sopra al Portone principale di entrata della struttura.

 

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Le origini

"La Storia del Santuario".

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I frati domenicani a Fontanellato (1512) Per la salvezza delle anime S. Domenico nel 1216 fondava l'Ordine del frati predicatori, chiamati in seguito domenicani. Per la salvezza delle anime, dei suoi sudditi, la contessa di Fontanellato, Veronica da Correggio vedova di Giacomo Antonio Sanvitale († 1511), nel 1512 faceva venire a Fontanellato i frati domenicani. Provenivano questi dal convento osservante di S. Maria delle Grazie di Zibello, fondato nel 1496 dal marchese Pallavicino presso la riva del Po, e appartenevano all'area riformata dell'Ordine. Sotto l'ispirazione di S. Caterina da Siena (1347-1380) i figli di San Domenico nel secolo XV si erano impegnati a osservare integralmente la regola primitiva, formando comunità di santi religiosi e di insigni predicatori, che, città e castelli, cercavano a gara di avere dentro o vicino alle loro mura. Per tale motivo la contessa Veronica si rivolse al priore dei frati osservanti di Zibello, padre Alberto da Milano, e per suo tramite al Vicario generale della Congregazione riformata di Lombardia e al Maestro dell'Ordine, padre Tommaso de Vio detto il Gaetano, ottenendo alla fine quanto aveva desiderato.

navata

 

I domenicani, come si legge nei documenti di fondazione, vennero a Fontanellato per pregare, celebrare le S. Messe, ascoltare le confessioni, evangelizzare il popolo, assistere spiritualmente gli ammalati che si trovavano nelle case sparse nelle campagne: in tal modo avrebbero procurato la "salus animarum", la salvezza delle anime, intesa dal Santo Fondatore. Appena giunti a Fontanellato (1512) i domenicani ebbero in dono dai marchesi Galeotti di Soragna un antico oratorio (del 1397) dedicato a San Giuseppe, distante 300 metri dalle mura del castello; dalla contessa Veronica ebbero il terreno su cui fabbricare il convento, dalla popolazione aiuti d'ogni genere. Il convento e la nuova chiesa, edificata questa al posto del troppo piccolo oratorio, erano già agibili nel 1514. Tra i primi religiosi ivi assegnati troviamo il celebre teologo p. Isidoro Isolani da Milano, che nel mese di marzo di quell'anno "in oppido Fontanellatae in loco Sancti Joseph" (nel paese fortificato di Fontanellato in località S. Giuseppe) iniziava a scrivere la "Summa de donis Sancti Joseph", capolavoro di dottrina teologica.

 

Il primo miracolo.

Il primo miracolo si verificò nell'ottobre del 1628 quando un certo Gian Pietro Ugolotti di Borgo San Donnino (oggi Fidenza), di anni 65, colpito da febbre continua maligna, raccomandatosi alla Santissima Vergine di Fontanellato ottenne immediata guarigione. Il prodigio - rappresentato anche in un quadro votivo - venne approvato dalla Curia di Parma e poi dato alle stampe, insieme con altre grazie che i padri cominciarono a scrivere in appositi libri su testimonianza del devoti "graziati". La notizia del prodigi si diffuse in tutta l'Emilia e nelle diocesi limitrofe.

Nuove prove: peste e rovine.

Il continuo e crescente afflusso di fedeli e pellegrini richiese, per conseguenza, la costruzione di un edificio sacro più vasto e più degno. Ma il progetto del nuovo santuario fu bloccato da due tristi avvenimenti quasi contemporanei: la peste scoppiata nel 1630, che raggiunse sia pure in forma meno virulenta anche Fontanellato, e la guerra scatenata dal governatore di Milano contro il ducato di Parma. Per salvare l'immagine miracolosa della Madonna del Rosario da temuti sacrilegi da parte delle soldatesche, i padri di Fontanellato la trasferirono nottetempo a Parma per esporla nella chiesa del loro confratelli, detta di San Pietro Martire, che a quei tempi si trovava all'interno dell'attuale piazza della Pace (Pilotta), dove si vede il monumento a Giuseppe Verdi. XIIII Miracolo: Bambino risuscitato

 

MIRACOLATA 

Segni visibili dell'amore materno di Maria.

La Madonna del Rosario ottenne per la città e per il ducato di Parma il dono sublime della pace e per la provatissima popolazione nuove grazie e prodigi materiali e spirituali. Il miracolo più conosciuto della Madonna di Fontanellato durante la sua permanenza in Parma, e del quale esiste una relazione autentica nella Curia Vescovile, è quello operato a beneficio delle Madri Agostiniane di S. Cristoforo. Quelle pie religiose vivevano in povertà estrema. Tante volte loro unico sostentamento era un pezzo di pane intinto nel vino. Ma ecco che tutto il loro vino va a male così da non essere più bevibile. La Madre Priora mette tutte le sue speranze nella Madonna di Fontanellato. Propone alle consorelle di recitare cento Ave Maria ad onore della Vergine e ad implorazione del suo soccorso. La mattina dopo, spillato un po' di vino da ogni botte, fu trovato, dice la relazione, "tutto sanissimo, chiaro e bello come un rubino". Senza numero le grazie fatte, particolarmente ai bambini . Si direbbe che la Madonna di Fontanellato abbia preso sotto la sua tutela speciale i piccoli innocenti, esposti a pericoli di ogni sorta. La Madonna di Fontanellato è la «Madonna dei bambini» .

 

Il Santuario voluto dai poveri

Chi volesse sapere, a parte l'iniziativa che va assegnata ai conti Sanvitale signori di Fontanellato, chi furono coloro che prima e dopo il 1660, fino ai nostri giorni, sostennero le spese per le opere compiute a onore della Madonna del Rosario, a ornamento del suo santuario, a soccorso delle varie istituzioni assistenziali create nel corso dei secoli, rilegga la iscrizione scolpita nel secolo XVII sopra la porta centrale della chiesa: "Ex eleemosinis et pauperum pietate erga Deiparam"; ossia, quanto ammirate è stato compiuto "grazie alle elemosine e alla pietà del popolo verso la Madre di Dio". Quella frase "pauperum pietate", letteralmente "dalla religiosità dei poveri", ci richiama allo spirito delle beatitudini evangeliche e all'obolo della vedova. Con identico spirito evangelico i padri domenicani hanno "amministrato" le offerte loro consegnate a onore della Santissima Madre di Dio, provvedendo al migliore decoro del santuario, all'accoglienza dei fedeli pellegrini e dei poveri, alla loro istruzione religiosa, all'amministrazione dei sacramenti richiesti. 

 

Galleria delle grazie ricevute.

Varie tappe di un cammino di fede e d'arte Nel 1663 vengono ordinati sette quadri per gli altari di altrettante cappelle; per l'ottavo altare venne fatto scolpire un Crocifisso in legno; nel 1672, per i religiosi addetti al servizio del santuario, ha inizio la costruzione del nuovo convento , che si protrarrà per trent'anni; nel 1680 viene inaugurata la facciata della chiesa (che non è l'attuale), ornata con quattro statue di marmo raffiguranti: S.Giuseppe e S. Domenico nelle nicchie superiori e i due Santi domenicani S. Rosa da Lima (1586-1617) e S. Ludovico Bertrando (1526-1581) in quelle inferiori. L'anno 1684 il conte Alessandro Sanvitale con la sposa Paola Simonetta fa pavimentare di marmo il presbiterio e lo circonda con una nobile balaustrata, contrassegnata dallo stemma di famiglia. Nel 1690 il nuovo organo monumentale viene sistemato in fondo alla chiesa sopra le porte di ingresso. Nel 1701 l'artista "Marcus Mazellus" firma gli otto paliotti in scagliola policroma posti davanti agli altari laterali; nel 1706 alcuni quadri delle cappelle vengono incorniciati da ricche "ancone" in legno intagliato e dorato. A una data posteriore risalgono i "16 ovali" con i miracoli compiuti dalla Madonna di Fontanellato, collocati nelle brevi pareti laterali delle otto cappelle e gli altri in vari luoghi della chiesa, autore P. Rubini. A tutti questi ornati, patrocinati quasi sempre dai padri, si aggiungano le centinaia e migliaia di ex-voto, di cuori d'argento, di quadretti e memorie che ben presto cominciarono a coprire i pilastri e le pareti del santuario e degli ambienti sacri adiacenti. Di tanto in tanto i cuori d'argento venivano fusi e trasformati in suppellettile liturgica e anche a sostegno del poveri. La devozione verso la Madonna del Rosario veniva tenuta viva anche con la pubblicazione delle grazie e dei miracoli ottenuti, come si affermava, per sua intercessione. Abbiamo notizia della raccolta curata da padre L. Malaspina nel 1630, da padre T. Pallavicino nel 1660, da un anonimo domenicano nel 1741; in seguito da altri ancora, fino ai nostri giorni, anche mediante il bollettino del santuario. Molte grazie, dunque, vennero pubblicate. Molte altre sono ancora inedite, consegnate a manoscritti custoditi negli archivi; la maggior parte però sono note soltanto ai fedeli che le hanno ricevute e a Dio che le ha elargite, tramite la Vergine Santissima.

I "concorsi" riprendono più numerosi

In un clima di vivaci manifestazioni religiose, di profondi movimenti sociali e anche di spavaldo anticlericalismo i "concorsi" estivi e i pellegrinaggi riprendono sempre più numerosi. La devozione verso la Madonna del Rosario di Fontanellato è un faro di fede e di pietà popolare. La vita del cardinale beato Andrea Ferrari è un esempio: sua madre lo porta infante, gravemente malato, ai piedi della Madonna ottenendo piena guarigione; don Andrea Ferrari celebra la sua prima Messa (21 - XII - 1873) sull'altare del santuario che lo vide ricuperare la salute; il cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano, solennizza il giubileo sacerdotale (21 dicembre 1898) ancora sull'altare della Madonna di Fontanellato. Come pegno del suo amore e della pia gratitudine a Maria lascia un bellissimo calice sbalzato con policromie incastonate. La sua devozione, manifestata ancora nelle immancabili visite annuali a ricordo del suo battesimo, meritò d'essere immortalata nel monumento bronzeo, innalzato davanti alla facciata del santuario (1925), che lo vede inginocchiato in atto di intensa preghiera. È l'immagine del "pellegrino". Invece l'immagine del religioso che promuove la devozione alla Madonna del Rosario è impersonata da p. Giacinto Mazzetti (1869-1951), uno dei cinque chierici usciti dal seminario di Parma per farsi domenicani. A lui si devono le seguenti opere: la costruzione della monumentale facciata del santuario su magistrale disegno dell'architetto Lamberto Cusani di Parma; la solennissima incoronazione della Madonna del Rosario avvenuta nella cattedrale di Parma il 21 maggio 1925; la creazione del monumento bronzeo del cardinal Ferrari inaugurato il giorno dopo la suddetta incoronazione; la fondazione dell'orfanotrofio nazionale Madonna di Fontanellato. Su quest'ultima opera è necessario aggiungere qualche nota. Padre Mazzetti da giovane fu brillante predicatore itinerante. Calcando i pulpiti d'Italia ebbe modo di conoscere e ammirare il santuario di Pompei e le opere sociali che il terziario domenicano Beato Bartolo Longo (1841-1926) vi aveva annesso a soccorso di tanta innocenza forzatamente abbandonata. La devozione alla Madonna deve tradursi in opere di misericordia. Sull'esempio del vulcanico avvocato napoletano Bartolo Longo il sanguigno frate emiliano fece sorgere a fianco del santuario della Madonna di Fontanellato l'orfanotrofio, grazie alle offerte ovunque questuate con il foglio "Fiorita Mariana" proponendo l'offerta di 50 centesimi per un mattone! Progettista del grandioso edificio fu ancora l'architetto Cusani. Mentre il fabbricato prendeva corpo, padre Mazzetti apriva a Casalbarbato vicino a Fontanellato un piccolo orfanotrofio affidandolo alle suore domenicane della Beata Imelda, fondate a Venezia da padre Giocondo Lorgna O.P. (1870-1928) che agli inizi del secolo fu per quattro anni Superiore del convento di Fontanellato e zelantissimo apostolo della Madonna del Rosario. 

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Nuovamente la guerra

Quando la costruzione dell'orfanatrofio era quasi finita scoppiò la II guerra mondiale (1940). Requisito dal governo l'orfanotrofio fu successivamente prigione di ufficiali inglesi, messo a sacco durante il governo Badoglio, trasformato in scuola per allievi ufficiali della Repubblica di Salò, perciò bombardato dagli alleati. Padre Mazzetti, che per cinque anni assistette impotente allo scatenarsi della furia bellica contro quest'opera di misericordia, al termine della vita († 1951) ebbe il conforto di vedere grosse nidiate di orfanelli, d'ambo i sessi, raccolte nella "Casa del Fanciullo Madonna di Fontanellato", perfettamente rimessa a nuovo dal dinamico sacerdote domenicano padre Domenico Acerbi (1900-1984) e diretta con tanto amore dalle suore domenicane della Beata Imelda. L'orfanotrofio di Fontanellato, modello di organizzazione e di metodo educativo, fu aperto nel 1948, conobbe il massimo splendore nei decenni 1950-1970 raggiungendo il numero di 250 assistiti e di 23 suore, e fu chiuso nel 1982 a seguito delle leggi regionali sull'assistenza dei minori. Venne sostenuto in parte da Enti pubblici (Enaoli) e in parte dalla popolazione, tanto devota alla Madonna quanto generosa a favore dell'innocenza. Quelle opere che abbiamo sopra ricordato sono un riflesso della fede cristiana, favorita dalla devozione verso la Madonna del Rosario promossa dalla comunità dei frati domenicani, custodi del santuario , e da quanti altri sacerdoti, religiosi e laici, collaborano nei tempi forti dei concorsi e dei pellegrinaggi, che non conoscono diminuzioni.

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Tra guerre e rovine.

Purtroppo la guerra si presentò ben presto con la sua furia devastatrice. Nel 1521 il ducato di Parma veniva occupato dalle milizie francesi, ma subito ricacciate dalle truppe imperiali: in poco tempo fu rovina dovunque. I frati di Fontanellato, insieme con la gente di campagna, si salvarono rifugiandosi nella rocca dei Sanvitale. Il convento di San Giuseppe patì saccheggi. Dieci anni dopo (1531), assicurata la pace tra i belligeranti, i frati restaurarono l'edificio monastico. Ma nel 1543, invaso il ducato dall'esercito milanese, i signori di Fontanellato demolirono il convento per ricavare pietre da usare in fortificazioni. Questa volta la comunità trovò rifugio nel priorato di San Benedet to a Cannetolo, concesso loro da papa Giulio III il 6 giugno 1550. Terminata la guerra, nel 1552 i frati tornarono a Fontanellato tra le rovine della loro casa. Sorretti da inesauribile fiducia costruirono ancora una volta tempio e monastero, dedicandoli come pri ma a San Giuseppe. La seconda metà del secolo XVI non registrò nello stato di Parma grandi rumori di guerre e i domenicani poterono attendere alla loro missione di "salvezza delle anime" con una pastorale rinnovata dalla moderna devozione alla Madonna del Rosario. 

cappella beata

 

I frati promuovono la devozione del Rosario (1571-1592)

Nel 1566 veniva eletto sommo pontefice il domenicano "osservante" fra Michele Ghislieri, il quale, preso il nome di Pio V, riformò con esemplare fermezza la Chiesa secondo i decreti del Concilio di Trento (1563). La vittoria ottenuta dalle navi della lega cattolica contro la invadente flotta turca nelle acque di Lepanto il giorno 7 ottobre 1571, venne attribuita dal medesimo Papa alla celeste intercessione della Beata Vergine del Rosario, della quale era devotissimo. A perenne memoria dell'evento l'anno seguente istituiva la festa della Madonna del Rosario, estendendola alla chiesa universale. Infine dava forma definitiva alla preghiera del Rosario. Da parte sua l'Ordine domenicano, tramite il Capitolo generale celebrato nel 1592 a Venezia, disponeva che in tutte le nostre chiese venisse istituita la Congregazione o Confraternita del Rosario, con cappella e altari propri, per curare e diffondere al massimo la devozione del Santo Rosario. La risposta data a tali inviti dai conventi dell'Ordine, esistenti in Europa, nell'America Latina e già nell'Estremo Oriente, fu unanime, com'era da aspettarsi in un momento di netta ripresa spirituale della Chiesa cattolica. In tale contesto di fervida religiosità il convento di San Giuseppe in Fontanellato aveva trovato la sua specifica missione, promuovendo la devozione alla Madonna del Rosario e istituendo la relativa Confraternita nella seconda metà del secolo XVI. All'entusiasmo primitivo subentrò un breve periodo di assopimento, superato da una travolgente ripresa.

 

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La Sacra immagine della Madonna del Rosario di Fontanellato

Nel 1615 i padri domenicani di Fontanellato ordinavano a un anonimo artista di Parma di scolpire in legno la statua della Madonna del Rosario e di rivestirla con preziosi abiti secondo la foggia di quei tempi, per esporla sopra l'altare della sua cappella alla venerazione dei fedeli. Ma perchè l'avvenimento sortisse tutto l'effetto desiderato, il superiore del convento, p. Bonifacio da Milano, il 9 ottobre 1616 organizzava "una Processione solenne con occasione di far portare la Madonna di rilievo" fatta eseguire l'anno precedente. L'immagine della Madonna, che regge un regale e benedicente Gesù Bambino e che sembra porgere al fedeli la corona del Rosario, piacque moltissimo e suscitò grande devozione tra il popolo.

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La predicazione dei domenicani

I padri, da veri maestri in teologia, istruirono adeguatamente i fedeli sul significato della sacra immagine, sul valore della sua corretta venerazione, sul dovere di imitare le virtù della Madonna e rivivere i momenti gaudiosi, dolorosi, e gloriosi della sua vita intrecciata con quella del suo Figlio, Gesù Salvatore. Il tempo più forte della predicazione al popolo e della catechesi era allora la quaresima. Una devozione così illuminata ravvivò la fiducia nella Vergine santissima, la preghiera divenne più fervorosa ottenendo grazie e prodigi senza numero, come riferiscono le cronache del tempo.

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 Ritorno trionfale (1637)

Dopo sette anni di permanenza a Parma, ristabilito il sereno politico, la venerata immagine viene riportata a Fontanellato. Questa volta però il viaggio fu in pieno giorno e svolto in maniera trionfale. Il lunedì dopo la Pentecoste del 1637 essa passò fra due ininterrotte ali di popolo plaudente, dalla chiesa di S. Pietro Martire fino alla riva destra del Taro. Passato il fiume, essa fu accompagnata al suo santuario da una moltitudine di fedeli osannanti. Interno del santuario di Fontanellato (1660)

Ripresa dei lavori interrotti (1641)

Col suo ritorno ebbe inizio - dalla primavera del 1641 - la costruzione della nuova chiesa, quella attuale, che richiese quasi vent'anni per portarla a termine. Il "trono" o nicchia della Madonna venne innalzato nel 1650. Ne fu instancabile promotore p. Tommaso Pallavicino, il quale in veste di Vicario resse la comunità religiosa di Fontanellato dal 1623 al 25 luglio 1662, con soli tre anni di interstizi. Terminata la chiesa, il 18 agosto del 1660, dopo otto giorni di sacri riti, alla presenza di una folla immensa, fuori del tempio, il vescovo di Fidenza (allora si chiamava Borgo San Donnino) Mons. Alessandro Pallavicino incoronava regalmente la statua della Madonna col Bambino. A ricordo di quella storica incoronazione, che fu la prima, il 15 agosto rimarrà in perpetuo festa solennissima per Fontanellato.

L'architettura a servizio di un'idea religiosa

A questo punto è importante descrivere l'interno della chiesa com'era nel 1660, perchè corrispondeva esattamente all'idea voluta dai padri. La struttura architettonica s'innalza sopra una pianta a croce latina con bracci e coro poco profondi; la vasta aula è ad unica navata, fiancheggiata da quattro cappelle per parte, il presbiterio è coperto da un'alta cupola che sovrasta l'altare maggiore dietro il quale si innalza l'edicola che accoglie la statua della Madonna del Rosario. L'arco di trionfo che separa il presbiterio dalla navata, venne ornato, dalla parte verso i fedeli, con quindici quadri che rappresentano i misteri del Rosario.

 

 Perciò, quando i fedeli entravano in chiesa vedevano immediatamente l'immagine della Madonna con il Bambino sorretto dal braccio sinistro e il Rosario offerto dalla mano destra, incorniciata dai quindici quadri che riproducevano i misteri da meditare durante la recita delle decine di Ave Maria intercalate dal Padre Nostro. Dunque i domenicani hanno costruito un santuario appositamente per la Regina del Santo Rosario, la cui devozione porta alla conoscenza dei misteri della redenzione rivelati dalla Parola di Dio, alla frequenza del Sacramento Pasquale del Sacrificio eucaristico, preparato dal sacramento della penitenza . Così si realizzava in maniera nuova il desiderio della contessa Veronica, che volle avere a Fontanellato dei religiosi totalmente consacrati alla "salvezza delle anime" dei suoi sudditi.

Vicende tristi e soppressioni (1769-1816)

Giunsero poi i tempi della irreligione e delle soppressioni. Ma la Divina Provvidenza seppe cavare il bene anche dal male. Il giovanissimo Ferdinando I Borbone, duca di Parma, allora succube di consiglieri illuministi come il ministro G. Dutillot, il 14 marzo 1769 allontanava i domenicani dal santuario di Fontanellato. Il 13 agosto 1775, sbarazzatosi dell'astuto ministro e assunto direttamente il Governo e professando il più ortodosso cattolicesimo, li faceva rientrare a comune conforto. Nel 1805, Napoleone I, Re d'Italia, sopprime tutti gli ordini religiosi e i domenicani di Fontanellato devono anche essi lasciare chiesa e convento, disperdendosi. Allora il conte Stefano Sanvitale interviene presso l'imperatore e ottiene che il Santuario e gli edifici monastici annessi siano assegnati alla "Scuola delle Figlie della Carità" che era una casa di educazione e di lavoro per ragazze povere. Negli edifici dei frati domenicani trovò ospitalità anche l'altra opera istituita per i maschi col nome di "Scuola di Santo Stefano" nome - dice lo storico Lorenzo Molassi - che fu mutato in quella di "CORPO DELL'INDUSTRIA" nel dì 26 dicembre 1805 , (festa di S. Stefano), epoca in cui i fanciulli vennero vestiti con abito uniforme di taglio militare". Era direttore spirituale, almeno per le Figlie della Carità, l'ex priore del convento, il domenicano p. Carlo Burzio. Alla morte (1811) del Burzio subentra come custode del santuario l'agostiniano p. Giovanni Battista Micheletti fino al 1816. È in questo anno che il domenicano p. Giovanni Rosa Raimondi ottiene dalla duchessa di Parma, Maria Luisa d'Asburgo Lorena, seconda moglie di Napoleone, che le claustrali domenicane del soppresso monastero di Colorno, allora viventi in una casa privata, possano occupare l'ex convento dei padri domenicani di Fontanellato, ormai libero anche delle due opere benefiche (orfanotrofi) volute dal conte Stefano Sanvitale per i maschi e le fanciulle poveri.

Speranze e nuove trepidazioni

Nel 1822, restaurato il monastero e costruito per i padri, cappellani delle claustrali e custodi del santuario, l'ospizio di fronte alla facciata della chiesa, (ora distrutto), ricomincia la presenza dei domenicani con padre Raimondi. Così anche i fedelissimi devoti della Madonna del Rosario ritrovano i loro zelanti sacerdoti. I segni di un forzato abbandono materiale vengono cancellati con il restauro generale della chiesa, avvenuto negli anni 1858-1860. Ma pochi anni dopo, nel 1866, il 7 luglio la legge di soppressione degli istituti religiosi colpisce nuovamente il monastero delle domenicane e l'ospizio dei frati addetti al santuario di Fontanellato. Il 15 dicembre viene dichiarata sciolta la comunità dei frati domenicani intimando loro di smettere l'abito religioso. Il fabbricato passa alla amministrazione municipale mentre le proprietà immobiliari vengono incamerate dal demanio. Le monache avevano potuto restare nel monastero ma prive di qualsiasi rendita. Il papa Pio IX venne in soccorso delle monache, imitato da buone persone. Finalmente nel 1879, dopo dieci anni di confisca, la famiglia domenicana riscatta chiesa, monastero ed ospizio pagando il corrispettivo prezzo al municipio di Fontanellato.

 

Vitalità apostolica del Santuario

L'aumento del veicoli in circolazione e il miglioramento della rete stradale portano un numero sempre maggiore di fedeli. Per agevolare l'ingresso al santuario negli ultimi anni è stato aperto un lungo e ampio viale fiancheggiato da portici su progetto dell'arc. E. Trenti, 1965. Per ospitare i sacerdoti e i cooperatori richiesti dal ministero sacro della predicazione e dei sacramenti è stato rinnovato il convento dei frati dotandolo pure di un riposante chiostro interno (1978); per offrire un servizio religioso adeguato alle esigenze di una pastorale ispirata all'insegnamento del Concilio Vaticano II - evangelizzazione e sacramenti per una comunità cristiana - sono state rinnovate le attrezzature del santuario e delle sue adiacenze, nonchè aumentati i sussidi liturgici. La vitalità apostolica del santuario mariano è stata sostenuta spiritualmente fino al dicembre 2007 dalle claustrali contemplative domenicane che dal 1817 hanno abitato nel convento di San Giuseppe - situato a fianco della facciata della chiesa - che i padri dovettero abbandonare al tempo della soppressione napoleonica (1805).

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La nascita del Santuario

"La nascita del Santuario".

La costruzione della Basilica del Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario parla di tempi relativamente recenti: ebbe inizio nel 1641 e terminò circa venti anni dopo, ma rappresenta la tappa ultima di una storia cominciata più di un secolo prima. 

Il 1512 sarebbe la data da cui tutto ha avuto inizio, anno in cui la contessa Veronica da Correggio, rimasta vedova di Giacomo Antonio Sanvitale, offrì ospitalità a Fontanellato appartenenti all’antichissimo ordine dei domenicani, i quali si insediarono con il proposito di portare la “salute delle anime” celebrando le messe, pregando, evangelizzando e assistendo gli ammalati.

 

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Alla loro venuta, i frati ebbero in dono un piccolo oratorio poco distante dalle mura del castello e, subito dopo, il terreno su cui fu costruito il loro primo convento, allora attribuito a San Giuseppe. Già nel 1514 si legge che la comunità dei domenicani era insediata stabilmente a Fontanellato, ma questo periodo di tranquillità ebbe breve durata, perché presto venne la guerra portatrice di rovina. I frati ricostruirono la loro chiesa dalle macerie solo un decennio più tardi. 

La seconda metà del sedicesimo secolo fu un alternarsi di rovinose guerre e altrettante ricostruzioni. Nel frattempo, il notevole afflusso di fedeli rese doverosa la costruzione di un nuovo edificio più grande, idoneo ad accogliere i pellegrini. Un’ennesima guerra unita all’epidemia di peste, nella metà del Seicento, bloccarono ogni lavoro. Solo al ristabilirsi di una situazione di relativa stabilità poterono avere inizio i lavori del monumento che oggi vediamo, ripresi nel 1641.

 

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La Sacra immagine della Madonna del Rosario di Fontanellato

Nel 1615 i padri domenicani di Fontanellato ordinavano a un anonimo artista di Parma di scolpire in legno la statua della Madonna del Rosario e di rivestirla con preziosi abiti secondo la foggia di quei tempi, per esporla sopra l'altare della sua cappella alla venerazione dei fedeli. Per solennizzare l'avvenimento, il superiore del convento, p. Bonifacio da Milano, il 9 ottobre 1616 organizzava una Processione solenne con la statua della Madonna. 
L'immagine della Madonna, che regge un regale e benedicente Gesù Bambino e che sembra porgere al fedele la corona del Rosario, piacque moltissimo e suscitò grande devozione tra il popolo.

 

 

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Particolare pala di pittore anonimo raffigurante la devozione di sei santi domenicani. 
 

La predicazione dei domenicani 

I padri, da veri maestri in teologia, istruirono adeguatamente i fedeli sul significato della sacra immagine, sul valore della sua corretta venerazione, sul dovere di imitare le virtù della Madonna e rivivere i momenti gaudiosi, dolorosi, e gloriosi della sua vita intrecciata con quella del suo Figlio, Gesù Salvatore. Il tempo più forte della predicazione al popolo e della catechesi era allora la quaresima. 
Una devozione così illuminata ravvivò la fiducia nella Vergine santissima, la preghiera divenne più fervorosa ottenendo grazie e prodigi senza numero, come riferiscono le cronache del tempo.

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Particolare raffigurante il miracolo di San Raimondo di Penyafort, successore di San Domenico nel XIII secolo.

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 LLLLLLLLLLParticolare affresco della Beata Vergine del Rosario, cappella oratorio originale.

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LLLLLLLLLLParticolare della statua lignea originale della Beata Vergine del Rosario.
 

Il Santuario voluto dai poveri 

Chi volesse sapere chi furono coloro che prima e dopo il 1660, fino ai nostri giorni, sostennero le spese per le opere compiute a onore della Madonna del Rosario, a ornamento del suo santuario, a soccorso delle varie istituzioni assistenziali create nel corso dei secoli, rilegga la iscrizione scolpita nel secolo XVII sopra la porta centrale della chiesa: "Ex eleemosinis et pauperum pietate erga Deiparam"; ossia, quanto ammirate è stato compiuto "grazie alle elemosine e alla pietà del popolo verso la Madre di Dio". Quella frase "pauperum pietate", letteralmente "dalla religiosità dei poveri", ci richiama allo spirito delle beatitudini evangeliche e all'obolo della vedova. 

Vitalità apostolica del Santuario 

L'aumento dei veicoli in circolazione e il miglioramento della rete stradale portano un numero sempre maggiore di fedeli. Per agevolare l'ingresso al santuario negli ultimi anni è stato aperto un lungo e ampio viale fiancheggiato da portici. Per ospitare i sacerdoti e i cooperatori richiesti dal ministero sacro della predicazione e dei sacramenti è stato rinnovato il convento dei frati dotandolo pure di un  chiostro interno; per offrire un servizio religioso adeguato alle esigenze di una pastorale ispirata all'insegnamento del Concilio Vaticano II - evangelizzazione e sacramenti per una comunità cristiana - sono state rinnovate le attrezzature del santuario e delle sue adiacenze, nonché aumentati i sussidi liturgici.

 

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I PRIMI MIRACOLI...

"Il primo miracolo".

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Particolare rappresentativo della Beata Vergine del Rosario_tavolaXI. 

Il primo miracolo si verificò nell'ottobre del 1628 quando un certo Gian Pietro Ugolotti di Borgo San Donnino (oggi Fidenza), di anni 65, colpito da febbre continua maligna, raccomandatosi alla Santissima Vergine di Fontanellato ottenne immediata guarigione. Il prodigio - rappresentato anche in un quadro votivo - fu approvato dalla Curia di Parma e poi dato alle stampe, insieme con altre grazie che i padri cominciarono a scrivere in appositi libri su testimonianza del devoti "graziati". La notizia del prodigio si diffuse in tutta l'Emilia e nelle diocesi limitrofe.  Senza numero le grazie fatte, particolarmente ai bambini. Si affermerebbe che la Madonna di Fontanellato abbia preso sotto la sua tutela speciale i piccoli innocenti, esposti a pericoli di ogni sorta. La Madonna di Fontanellato è la «Madonna dei bambini». 

 

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Dunque i domenicani hanno costruito un santuario appositamente per la Regina del Santo Rosario, la cui devozione porta alla conoscenza dei misteri della redenzione rivelati dalla Parola di Dio, alla frequenza del Sacramento Pasquale del Sacrificio eucaristico, preparato dal sacramento della penitenza.

La Fede e il miracolo.

L’esistenza di Dio e’ una verita’ essenzialmente di ragione piu’ che di fede ,sempre che la ragione sia utilizzata bene. Invece la rivelazione di Dio, va oltre la ragione,cioe’ indica delle verita’ superiori alla ragione. Un ‘esempio su tutti la dottrina della santissima Trinita’.
Sia il Concilio Vaticano I° che il Concilio Vaticano II° affermano in sostanza che Dio puo’essere conosciuto con certezza attraverso la contemplazione e lo studio delle cose create. Una prova dell’esistenza di Dio sono i miracoli riconosciuti dalla chiesa e storicamente provati.
Il miracolo per definizione e’ un fatto sensibile operato da Dio al di fuori di tutte le forze e leggi di natura ma che tendono al ripristino dell’ordine naturale. La chiesa prima di pronunciarsi per ogni miracolo, pone sette criteri di analisi e verifica degli eventi portati all’attenzione degli istituti ecclesiastici deputati a vagliare testimonianze e riscontri oggettivi.

Essi sono:

1)Malattia grave, difficile da curare con gli strumenti ordinari

2)La malattia non deve esser gia’ in via di guarigione

3)Che sia dimostrata l’inefficacia delle cure mediche

4)la guarigione deve essere improvvisa

5) la guarigione deve essere completa

6)Non deve sopravvenire nessuna crisi dopo la guarigione

7)Dopo la guarigione non e’ possibile la ricaduta della malattia stessa.

Proprio per la rigorosita’ di questi criteri, sono stati riconosciuti solo sessanta miracoli avvenuti in relazione ad intercessioni della Madonna di Lourdes. La chiesa in ogni caso non obbliga a credere ai miracoli ,anche se sarebbe gravemente imprudente secondo alcuni sacerdoti, non credere almeno ai miracoli riconosciuti dalla chiesa.E i miracoli non riconosciuti? Per essi si puo’ parlare di grazie fisiche o spirituali ricevute, avendo in mente che quando si parla, l’interlocutore possa suggestionarsi .
Occorre dunque discernimento, nel raccontare situazioni ed episodi mistici vissuti in prima persona poiche’, se da una parte per alcuni tali testimonianze possono essere di stimolo per una ricerca di Dio, per altri possono essere un elemento di confusione.
La chiesa raccomanda quindi di valutare i contesti interpersonali,ambientali e temporali nei quali viene data testimonianza di eventi soprannaturali, che a dire il vero fanno parte della vita della chiesa sin dalle sue origini.Basta leggere i vangeli e gli atti degli apostoli per rendersi conto di tale. E’ stata la chiesa a scrivere il nuovo testamento ispirata da Dio. 
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La struttura architettonica s'innalza sopra una pianta a croce latina con bracci e coro poco profondi; la vasta aula è ad unica navata, fiancheggiata da quattro cappelle per parte, il presbiterio è coperto da un'alta cupola che sovrasta l'altare maggiore dietro il quale si innalza l'edicola che accoglie la statua della Madonna del Rosario. L'arco di trionfo che separa il presbiterio dalla navata, venne ornato, dalla parte verso i fedeli, con quindici quadri che rappresentano i misteri del Rosario. Perciò, quando i fedeli entrano in chiesa vedono immediatamente l'immagine della Madonna con il Bambino sorretto dal braccio sinistro e il Rosario offerto dalla mano destra, incorniciata dai quindici quadri che riproducono i misteri da meditare durante la recita delle decine di Ave Maria intercalate dal Padre Nostro. 

 

 


MIRACOLATA

Particolare rappresentativo di miracolo compiuto dalla Beata Vergine_tavolaXIII. 

 

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La storia e l'evoluzione artistica del Santuario Basilica della Beata Vergine del Rosario di Fontanellato, uno dei più importante edificio di culto Parmense, sono legate indissolubilmente all'apparizione miracolosa dell’Ottobre del 1628. A quel primo miracolo ne sono seguiti altri; le numerose grazie ricevute infatti, oltre ad essere documentate e conservate presso gli archivi del Santuario, sono esposte all'interno della otto cappelle , luogo ove si possono ammirare oltre sedici “Miracolo Ovati” così denominati per la particolare conformazione. L’ ex voto* è la tradizionale forma di riconoscenza e devozione popolare. A seguito dell'apparizione e per contenere i continui pellegrinaggi, la chiesetta venne ampliata ed abbellita da brillanti nomi della pittura e dell'architettura italiana. * Ex voto è una locuzione latina, ellissi di ex voto suscepto, che si potrebbe tradurre "secondo promessa fatta" o semplicemente "da promessa fatta". È formula apposta ad un oggetto offerto in dono in età cristiana, a Dio, alla Madonna, ai santi, in particolare al santo protettore, per grazia ricevuta (P.G.R.), o in adempimento di una promessa fatta, indipendentemente dal risultato sperato.

Il significato più comune che si dà alla parola "religiosità" è l'atteggiamento umano che si riconosce e realizza il rapporto con Dio, e popolare in quanto la trasmissione del messaggio religioso avviene in modi e dimensioni recepibili al minimo livello culturale. Ma la promessa fatta nel voto non ha il carattere delle promesse umane che vengono fatte per l'utilità dell' altro, perché nella promessa che viene elevata a Dio l'utilità ricade su di noi nel senso che "facendo il voto fissiamo immutabilmente la nostra volontà in ciò che ci occorre fare" (s. Tommaso d'Aquino). Il voto più che catturare Dio viene a sostenere la volontà dell'uomo rendendola ferma nella pratica del bene. L'offerta non è più oggettuale e neppure canonica, ma di un cuore sequestrato nella dedizione a Dio e agli altri. È sempre supposto che il voto venga emesso prudentemente e non, come si dice, a cuor leggero, un voto che esce dal cuore, perché se alcuno fosse moralmente conscio che l'ammis­sione del voto divenisse per lui occasione certa e continua di peccato, allora il voto, per lui, sarebbe più un male che un bene. Perciò la bontà dell' atto votivo viene ascritta alla virtù della religione. Difatti il "far voto" e l'adempirlo può, espressamente, essere posto tra i modi di onorare Dio; e questo appartiene appunto alla virtù della religione.


 

"I 16 miracoli Ovati".